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PRIN 1998 (Unità di ricerca locale)

La politica estera e di sicurezza comune dell'Unione europea

Coordinamento scentifico del Progetto di ricerca: Roberto Bin (Università degli Studi di Ferrara)


 

Unità di ricerca maceratese

 


Titolo specifico del programma svolto dall'Unità di Ricerca:

La politica estera e di sicurezza comune dell'Unione europea : competenze degli Stati e competenze dell'Unione; il controllo giurisdizionale sugli atti dell'Unione

 

Descrizione del programma e dei compiti dell’Unità di Ricerca:

Da tempo, nel quadro della cooperazione fra Stati membri delle Comunità europee si é avviata una cooperazione politica nel campo della politica estera.
Dapprima essa si é espressa solo in obblighi di consultazione intergovernativa, al di fuori di un quadro istituzionale. Con l’A.U.E. essa ha ricevuto una prima forma di istituzionalizzazione. Il Trattato sull’Unione europea ha provveduto ad una sua nuova regolamentazione e ne ha fatto una politica dell’Unione europea che concorre insieme alle politiche comunitarie e alle politiche attuate nel c.d. terzo pilastro.
La regolamentazione contenuta nel Trattato, peraltro in via di modifica ad opera del Trattato di Amsterdam, non costituisce solo una codificazione della prassi di cooperazione. Essa definisce piuttosto un complesso assetto normativo, che contiene un proprio sistema di fonti e una propria dinamica istituzionale, e solleva quindi problemi non lievi di ricostruzione e di coordinamento.
Peraltro, l’istituzione di una politica estera comune non ha esaurito la competenza degli Stati membri. Anzi, non é stata neanche tracciata una demarcazione di competenza. Il quadro giuridico che ne risulta sembra caratterizzato da un concorso fra attività centralizzate e attività decentralizzate nel campo della politica estera, coordinate unicamente sulla base dell¹esistenza di limiti che derivano all’attività degli Stati dall¹esistenza di attività comuni.
Il fenomeno é stato analizzato in letteratura soprattutto in riferimento alla natura giuridica del fenomeno. Ci si é chiesti cioè se si trattasse di attività imputabili ai singoli Stati membri, e rette dal diritto internazionale, o se si sia in presenza di un nuovo ente dotato di una sua personalità giuridica.
Peraltro, anche nell’ambito del particolare sistema costruito dal Trattato sull’Unione non mancano problemi più specifici che attendono ancora una soluzione, sia relativamente alla natura e al procedimento di formazione degli atti di politica estera (si pensi all’uso del procedimento di voto a maggioranza e alla ricostruzione di eventuali obblighi spettanti a Stati dissenzienti), sia relativamente al concorso di Stati ed istituzioni nel processo di formazione della politica estera (concernenti ad esempio il ruolo rispettivo di parlamenti nazionale e del Parlamento europeo), sia quanto al problema dell’attuazione della politica estera e dei suoi atti rispetto agli Stati membri e negli ordinamenti interni di questi.
Problemi peculiari si pongono inoltre anche rispetto al problema dei controlli giurisdizionali: visto che le attività di politica estera non paiono qualificabili né come atti interni né come atti comunitari essi risultano sottratti, in quanto tali, ai controlli predisposti da ambedue gli ordinamenti.
In quanto atti di natura internazionale, evidentemente, essi possono essere controllati al momento della loro esecuzione. Si tratta pertanto di vedere se in presenza di forme obbligatorie nelle quali la decisione politica si é incardinata sussista nondimeno una pienezza di controllo giurisdizionale.
In via generale, si pone poi il problema di vedere come l¹esistenza di una competenza non certo esclusiva nel campo della politica estera vada coordinata con le competenze che gli Stati membri mantengono in questo settore. A questo problema é quindi collegato quello di vedere fino a qual punto l'esistenza di una attività di politica estera dell’Unione precluda il parallelo esercizio delle competenze da parte degli Stati membri. Il tema ha quindi, come sbocco finale, una riflessione sull’attuale assetto di sovranità nella ripartizione di competenze tra Stato e Unione europea.
Peraltro é ancora assente in letteratura un esame della nutrita prassi istituzionale.
Si tratta di una carenza di non poco momento, visto che la maggior parte dei problemi che possono essere sollevati a proposito della politica estera non possono essere risolti soddisfacentemente se non nell’ambito di un¹analisi della prassi seguita nei primi anni di applicazione.
La prima parte della ricerca (dodici mesi) consisterà allora nella raccolta e nella classificazione della copiosissima prassi in materia.
Si provvederà preventivamente ad elaborare un metodo di classificazione che tenga conto di parametri quali la tipologia e il contenuto dell¹atto adottato, il coordinamento con altre O.I.; il settore materiale nel quale si interviene; l’esistenza di attività statali accanto a quelle comuni; l’esistenza di eventuali dissensi nella fase di esecuzione; il procedimento adottato e il rilievo di previsioni di voto a maggioranza; la posizione degli organi comunitari, in particolare P.E. e Commissione.
Nella seconda fase si provvederà ad un esame del materiale classificato. I singoli problemi di ricostruzione dei dati normativi saranno quindi oggetto di analisi alla luce della prassi istitutiva. Essi concerneranno sia i singoli aspetti del funzionamento della politica estera dell’Unione, sia i profili di inquadramento generale della materia.
La ricerca ha come obiettivo la pubblicazione dei suoi risultati. E’ prevista la pubblicazione di un bollettino contenente l’esame e la classificazione finale della prassi. E’ prevista inoltre la pubblicazione di un volume collettaneo contenente sia i contributi relativi a singole problematiche che ricostruzioni di sintesi dedicate al problema del funzionamento della gestione della politica estera in un sistema di concorso di competenze fra Stati membri e Unione.

 

Riosorse umane:

  • Enzo Cannizzaro (responsabile)
  • Roberto Adam
  • Roberto Baratta
  • Simonetta Furlan