L’economia sociale nel contrasto alle vulnerabilità
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al 30/10/2026 alle 13:00
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Nel panorama europeo si sta ultimamente sempre più affermando un nuovo modello, denominato economia sociale e riconosciuto da vari organismi politico-istituzionali sia di natura nazionale che sovranazionale (es., ILO, OCSE). All’uopo, risulta certamente determinante l’adozione della Raccomandazione del Consiglio europeo del 27 novembre 2023 (C/2023/1344), finalizzata a rilanciare questa realtà in tutta l’Unione Europea delineando un quadro comune, e recepita in Italia attraverso un apposito Piano d’Azione Nazionale. Mossa dall’obiettivo di costruire un’economia che agisca per le persone, la realtà dell’economia sociale è composta da un ecosistema multiforme (fatto di enti del Terzo settore, enti religiosi, enti sportivi dilettantistici, imprese cooperative, organizzazioni mutualistiche, fondazioni, imprese sociali), caratterizzato da un comune denominatore: il primato delle persone rispetto al profitto, il perseguimento di finalità sociali e ambientali, il reinvestimento degli utili in attività di interesse collettivo o di interesse generale, la governance democratica e partecipativa. Pur non potendo ancora ricostruire un quadro unitario, gli ultimi dati stimano quasi 400 mila enti riconducibili alla galassia dell’economia sociale, con circa 1,5 milioni di addetti a cui si aggiungono circa 4,6 milioni di volontari.
Come è stato notato, essa potrebbe integrarsi positivamente nell’offerta di servizi di welfare, proprio per quel suo orientamento vocazionale a generare bene comune e alle finalità solidaristiche che essa si prefigge. Stante le sfide a cui il nostro welfare state è sottoposto, dovute a un persistente disallineamento tra la sua architettura e capacità di risposta, da un lato, e la sfaccettatura e la natura sempre più complessa di bisogni e vulnerabilità emergenti, derivanti dai processi di trasformazione socio economica in atto, le organizzazioni dell’economia sociale hanno già iniziato a svolgere un ruolo fondamentale di complemento all’offerta di servizi di welfare da parte del settore pubblico, contribuendo in maniera rilevante ai necessari processi di inclusione sociale e di contrasto alla vulnerabilità. In questa linea, l’economia sociale si presenta come tassello fondamentale per costruire un sistema di welfare meno rigido e più aperto a nuove forme evolutive, già riconosciute da molti studiosi (es., Welfare Responsabile, o Secondo Welfare).
Il convegno si prefigge di approfondirne le varie sfide giuridiche, economiche e sociali connesse alla piena e prossima realizzazione dell’economia sociale in Italia, e di analizzare le realtà già esistenti e operative nel panorama regionale e nazionale. Il convegno si articolerà in due giornate di lavoro: durante la prima si esporranno i quadri generali e le opere di economia sociale orientate ciascuna a contribuire a soddisfare specifici bisogni emersi da soggetti e gruppi vulnerabili. Nella seconda giornata l’economia sociale verrà messa in relazione al poliedrico tema della salute, in cui sono inclusi temi di accesso, equità, ed esiti in una propensione atta a promuovere una crescente integrazione socio-sanitaria.
Per informazioni: alberto.ardissone@unimc.it
